FATTI INSPIEGABILI DEL SERVO DI DIO PADRE BERNARDO MARIA CLAUSI.

Qui di seguito verranno riportate alcuni avvenimenti che hanno segnato il cammino del Venerabile Padre Bernardo Maria Clausi, avvenimenti che hanno dell'inspiegabile alla ragione umana. Infatti questo breve riassunto di opere prodigiose altro non vuole essere che di supporto a tutti coloro che intendano avvicinarsi alla dottrina di Dio attraverso Padre Bernardo Maria Clausi.

RAPIMENTO ESTATICO.

Tra i fatti, di contenuto carismatico, di cui si avrà immediata divulgazione essendo avvenuti in pubblico. Il primo è un rapimento estatico che P. Bernardo ha, nel maggio 1831, nella chiesa dei Santi Francesco e Gioacchino 78. Tale chiesa con l'attiguo monastero delle claustrali Minime dista poco più di cento metri dal convento di San Francesco di Paola ai Monti, e P. Bernardo vi era stato chiamato per assistere con i conforti religiosi certa Suor Maria Luisa, gravemente inferma. Dopo tre giorni dalla morte di questa consorella vi ritorna per celebrare in suffragio dell'anima di lei, presente la salma. La Messa ha inizio e si svolge nel raccolto fervore solito del Clausi. Giunto alla consacrazione, lo si vede sollevarsi estatico fin al di sopra della mensa dell'altare e proferire più volte queste parole: « Quanto è bella l'Anima di Maria Luisa! Quanto è bella la monaca che va in Paradiso. Viva Maria! » Il chierichetto, più che sorpreso, fugge in sagrestia per chiamare il cappellano Don Vincenzo Terenzi, il quale vi accorre ed è anch'egli testimone dell'estasi. Chiama più volte il celebrante: " Padre Bernardo! Padre Bernardo!... », il quale, scosso dall'estasi, ridiscende e continua la celebrazione. Al termine di essa, tutto confuso, si prostra in ginocchio ai piedi di Don Terenzi scongiurandolo, nella sua umiltà, ad averlo per iscusato ed a mantenere occulto l'accaduto. Si congeda, quindi, in fretta e come avvilito dalle consorelle di Suor Luisa, che hanno anch'esse assistito dai coretti, e si ritira nel suo convento dei Monti.

GUARIGGIONE DI DUE INDEMONIATI.

Sono trascorsi appena pochi giorni dall'estasi pubblica del Padre, e devoti e curiosi gremiscono la chiesa di San Francesco di Paola ai Monti e la piazzetta antistante. Vi giungono pure la Maria con sua madre e Maria Angela – "La Maria nelle crisi era tormentata da conati di suicidio. come tentativi di lanciarsi da una finestra o di battere il capo contro le pareti, e stranezze varie; la Maria Angela invece era oppressa da grave malinconia, al punto da non prendere più alimento e ridursi uno scheletro". Hanno già costatato un primo beneficio dalla benedizione col cingolo del Padre; il suddetto però al momento non è in convento, ma sopraggiunge di lì a poco; trova le due giovani, che frattanto hanno avuto nuova crisi ossessiva minacciando di strangolarsi a vicenda, a stento trattenute e separate dai presenti, e, rivolto alla prima, ne apostrofa il demonio che la opprime: « Ti crederesti, brutto demone, di bere rosolio anche oggi, come lo bevesti ieri? Ti comando, in nome di Dio, di lasciare libero questo corpo! ». All'intimazione Maria rimane libera dallo spirito maligno e cade in ginocchio dinanzi al P. Bernardo. Egli però la invita ad alzarsi, la conduce in chiesa innanzi all'immagine dell'Immacolata, e le soggiunge: « Adesso sei guarita; perdona a chi ti ha fatto questa malevolenza. Va' a ringraziare Gesù Sacramentato e chiedigli la grazia che desideri ». Analogamente opera poi con Maria Angela. Coloro che hanno assistito non possono fare a meno di gridare al miracolo, quando ne costatano un altro.

GUARIGGIONE DI UN PARALITICO

Fuori, sulla piazza, attende in carrozza un avvocato notoriamente infermo il quale, attirato dalla fama di santità del Clausi, è venuto per chiederne la benedizione. Non può scendere, perché impedito da paralisi, e manda il suo domestico accompagnatore a pregare il buon Padre di recarsi da lui. Vi si reca P. Bernardo, subito, e, con la più disinvolta naturalezza, sorreggendo l'infermo per un braccio lo invita a scendere ed entrare in chiesa: «Venga con me ». L'avvocato obbedisce e ritorna sano, e insieme ringraziano il Signore per il favore ricevuto. L 'ammirazione dei presenti arriva alle stelle.

DONO DELLA BILOCAZIONE

Sempre In questo periodo della sua prima dimora in Roma, si verificò un caso di bilocazione. La madre di P. Bernardo, anziana e inferma, aveva chiesto al di lui Superiore Generale di avere una visita da parte del figlio temendo potesse essere l'ultima in vita. P. Marsicani, dato il gran bene che qui operava il Clausi, lo pregò di non andarvi ma di assisterla con le sue orazioni. Ciò che egli prontamente eseguì pregando nel coro; ma qual fu la sorpresa quando, di lì a pochi giorni giunse al suddetto Vicario Generale una lettera della madre di P. Bernardo, nella quale ella lo ringraziava per averle permesso di vedere il figlio e di essere assistita da lui. La lettera, attesta il relatore del fatto, fu consegnata al Cardinale. La madre di P. Bernardo frattanto si ristabilì in salute e visse quasi centenaria fino al 17 ottobre 1847.

GUARIGGIONE DI UN MALE INCURABILE

Si tratta di Suor M. Beatrice di S. Carlo Borromeo, al secolo Flaminia Belli, dell'Istituto fondato da Sr. Maria Maddalena dell'Incarnazione (al secolo Caterina Sordini, da Fermo). Da oltre diciassette mesi era costretta a letto e ricevette più volte il viatico, per male incurabile, complicato da generale cancrena e afagia completa. Era giunta ormai, a giudizio dei medici al punto estremo del non- ritorno. Così il medico di comunità dichiara in un documento richiesto poi dal Cardinale Vicario. Applicata l'immagine all'inferma, il 9 luglio, due giorni dopo la partenza del P. Clausi per Paola, e recitate le brevi "preghiere secondo la esortazione di questi, con l'aggiunta di un'altra al Santo Paolano, come pure da lui suggerito, " cosa mirabile - attesterà per iscritto la suddetta Suor M. Beatrice - intesi in me una generale commozione di spiriti », e guarì perfettamente. La medesima fu poi una delle fondatrici, con la Madre Maria Cherubina della Passione, della Casa delle Adoratrici Perpetue di Torino (1839).

Incentivo prossimo a tale movimento di fede e di pietà, in coloro che richiedono la sua presenza e ministero, è la guarigione straordinaria impetrata alla signora Anna Golt, sorella del cifrista della Segreteria di Stato, nel febbraio 1832, al Quirinale. Stando la suddetta a Grottaferrata le si era ribaltata addosso la vettura schiacciandola in più parti. Trasportata a Roma, più morta che viva, era riuscita solo a riprendere conoscenza, ma confinata a letto e inagibile. Alla domestica da lei inviata circa un mese prima al convento dei Minimi per invitare P. Bernardo a recarle la reliquia di San Francesco da Paola e con essa benedirla, « Dirai da parte di P. Bernardo - risponde il Clausi - che a lei andrò quando sarà giunta l'ora ». E, infatti, la domenica seguente vi si reca con la « Madonnina » e la reliquia di San Francesco. La sera stessa, egli s'era appena congedato dall'inferma, che questa, per mesi curata ma invano da celebrità come il chirurgo Antonio Tramondi, si sente libera dalla sua immobilità e perfettamente guarita. Lo stesso giorno, nell'unica uscita di casa, in vettura con tendine, per sottrarsi agli sguardi dei troppi che l'avrebbero riconosciuto e fermato, P. Bernardo arriva da altri due infermi lasciando anche da loro benedizione e grazie di salute spirituale e corporale. Chi non gli riesce di raggiungere riceve pane o acqua o agrumi dell'albero del Beato Nicola da lui benedetti, e molto spesso all'uso di tali alimenti segue la sospirata guarigione. Così, con pane, arance e limoni da lui inviati a Porto di Fermo, tramite la marchesa Teresa Caffarelli in Curtilepri 50.

Trovandosi in missione di carità e di servizio sacerdotale se ne vedranno prontamente gli effetti. A Loreto P. Bernardo tornerà nel giugno 1835 vi riprenderà nuovo ardore di carità. Da Loreto poi, il nostro pellegrino scende a Fermo, dove sosta due giorni passando prima dalle Cappuccine, che benedice con la sua « Madonnina » e manda a chiamare una monaca, da quattro anni accidentata, in seguito a frattura da caduta e protuberanza tumorale alla spina dorsale. Benedice anche lei in particolare, e Suor Maria Veronica del Divino Amore - così si chiama la religiosa - « in quell'istante medesimo » sente un miglioramento nella parte offesa e accoglie l'esortazione del Padre ad avere fede e porre ogni sua fiducia in Dio e nella intercessione della Madonna. Quale sorpresa e gioia invadono tutte e che lacrime di commozione quando, appena partitosi il Clausi, Suor Maria si alza perfettamente guarita. Da Fermo a Porto di Fermo il viaggio è breve, e P. Bernardo si reca difilato dalle Minime Paolane. Vi è atteso e, al suo sopraggiungere, la comunità gli si fa intorno felice di averlo nel proprio chiostro, ma il Padre, dopo brevi parole di saluto e di esortazione spirituale chiede che lo accompagnino alla cella di Suor Maria Candida Rosa, nonostante l'iniziale riluttanza delle religiose che ritenevano contagioso il male della consorella. L'inferma, affetta da un male ritenuto ormai cronico dai medici, soffre dolori spasmodici in tutta la vita per un doppio cancro inveterato. Si aggiungono paralisi al braccio sinistro e magrezza scheletrica da tisi. Senza profferire parola alcuna P. Bernardo poggia una teca con, reliquie sul capo di lei e tenendo nell'altra mano la « Madonnina » si trattiene assorto in preghiera. Al contatto di quelle reliquie, Suor M. Candida, prima il braccio, poi tutta la persona, si sveglia come da un profondo sonno perfettamente guarita. E il Padre: « Alzati da letto - le dice - e scrivi il giorno di oggi ». Si alza, infatti, sollecitamente e scrive: «31 maggio 1832». Il fatto arriva presto all'orecchio del cardinale Brancadoro, Ordinario del luogo, il quale promuove un'inchiesta e accerta l'esattezza dell'accaduto con testimonianze delle religiose e attestati dei medici. Il libro su cui fu scritta tale data dalla religiosa risanata fu conservato a lungo in memoria dello straordinario avvenimento. Anche un'altra religiosa fu risanata dal P. Clausi in tale Monastero. Un'altra ancora, che soffriva di forte asma, egli la esortò a sostenere in pace tale infermità, perché qualcosa bisognava pure patirla in ispirito di unione al divino beneplacito.

DONO DELLA LIEVITAZIONE

A Macerata, trovandosi di passaggio all'Ospizio dei confratelli del proprio Ordine e incontrandovi l'immagine scolpita a un'altezza di circa quattro metri da terra, esclamò: " Oh, il mio Santo Avvocato! ». Così dicendo si elevò rapito fino a baciarlo sulla fronte; poi pian piano ridiscese come se nulla fosse accaduto. (Il Santo di cui si fa riferimento è San Filippo Neri)

Si menzionano al riguardo fatti di carattere prodigioso in favore di Paola Soffodini (nell'agosto 1831), Carolina Berrettini, Carolina Baddoloni, Giovanni Torre, Vincenzo Guerra, Costanza Ferrari, il dottor Scalzaferri, Angelo Pasquini, e di altri. Singolare tra le altre è la guarigione istantanea che deporrà Angela Bettini a proposito di una bambina storpia, che la madre si trascina ogni giorno a Campo Vaccino, tra il Campidoglio e il convento dei Santi Cosma e Damiano, per chiedervi l'elemosina. Passa il Padre Bernardo e la donna gli raccomanda la piccola. Questa nell'istante stesso in cui egli la benedice con la sua " Madonnina" si rizza in piedi e comincia a corrergli dietro per ringraziarlo; dietro la bambina la madre, e il Clausi avanti, a passo svelto accelera il cammino per sfuggire all'indiscreta lode e curiosità dei passanti. A Maddalena Michetti, che lo prega di intercedere per la figlia Paola, ammalatasi in seguito a parto prematuro, il Clausi consegna due arance per l'inferma. Alla tergiversazione della donna che teme piuttosto di causarle con esse un peggioramento: "Maddalena, Maddalena - ammonisce -, abbiate fede, e fate quanto vi ho detto; e giovedì aspetto Paola a San Francesco". Mangiata la prima arancia, l'inferma va progressivamente migliorando, e, tre giorni dopo, è alla chiesa dei Monti per ringraziare Dio della propria guarigione. In un caso particolare, ancor prima di entrare, avverte che sarà inutile, in quanto l'inferma è intanto già volata al cielo. Si tratta proprio della regina di Napoli, la Venerabile Maria Cristina di Savoia, la quale, dopo partorito l'atteso erede al trono, s'era ammalata gravemente. Risultando vani i rimedi della scienza medica, Ferdinando II di Borbone, il 31 gennaio manda al convento della Stella, per invitare P. Bernardo a recarsi a Palazzo e impartirle la sua benedizione. Col messo reale Don Antonio Fava, il Clausi vi giunge che sono appena trascorsi cinque minuti dal mezzogiorno; ma, nell'atto di entrare nella reggia, gli dice: " Noi inutilmente andremo sopra, perché la regina in punto mezzogiorno è entrata in Paradiso ».

A Chieri, il 10 maggio, durante la visita dell'Orfanotrofio, si verifica un fatto singolare da tutti riconosciuto autentico prodigio. La Madonna dalla sua immagine ivi venerata lascia cadere i fiori, in presenza delle orfane e loro assistenti, in regalo al P. Bernardo mentre questi prega con loro. «Non parlate di quanto avete veduto - raccomanda invano egli nella sua umiltà, e consegnando a sua volta quei fiori alla sagrestana aggiunge: - Vi raccomando, o figlie, la devozione a Maria SS.ma, ed in particolare nel mese di Maggio, in riconoscenza di averci dati i fiori, e vi raccomando pure la devozione alla SS.ma Trinità». Siamo all'agosto del 1842, ed altri reclamano la presenza e il ministero sacerdotale del Clausi. Da Roma, infatti, il Padre Generale, espressamente pregato dai Minimi di Genova, invita P. Bernardo a recarsi a Piacenza, per conforto di un loro insigne benefattore, tale , Giuseppe Torreggiani, ridotto in estrema infermità e dimorante presso la sorella coniugata Fabri. Ad Alessandria, infatti, gli è andato incontro il Provinciale di Genova, P. Luigi Prasca, per accompagnarlo direttamente a Piacenza. Qui è indescrivibile l'accoglienza carica di stima e venerazione riservatagli dal popolo, benché nulla sia stato fatto per divulgare la nuova del suo arrivo. Vi giunge nell'ultima decade di agosto e vi si trattiene fino ai primi di settembre. Il Torreggiani guarisce in seguito alle preghiere e alla benedizione con la « Madonnina », e, come lui, molti altri sperimentano il patrocinio del santo religioso. Si hanno referenze di una bambina che così acquista loquela e ambulazione; di una donna ultraottantenne che è risanata da una cancrena; di una persona affetta da piaga rodente pure incurabile, che riacquista la sanità al solo riuscire a toccare con fede tra la folla il Clausi; così di altri, favoriti nelle loro diverse necessità. Ciò spiega il concorso sempre numeroso di fedeli che segue P. Bernardo. Com'egli ha predetto, dalle ore cinque si è levato frattanto un vento impetuoso che da settentrione scende e investe violentemente la valle dell'Isca, con fulmini, tuoni e grandine, mentre le vetrate del Santuario fremono paurosamente, e, nel vicino mare, onde tempestose si rincorrono e accavallano fino a infrangersi fragorosamente sul lido. Il che serve da verifica delle parole del Clausi, e conferma i confratelli sulla natura della prova mistica purificante da lui sofferta. Sono le ore sei e trenta del mattino del 20 dicembre 1849, contando P. Bernardo Maria Clausi sessant'anni e ventiquattro giorni. Tanto più lunga e dolorosa è stata la prova quanto più intima l’unione a cui Dio ha voluto elevarlo, facendogli, dopo tanti doni e carismi, l’estremo dono di Sé.









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Associazione "Padre Bernardo Maria Clausi"
San Sisto dei Valdesi - San Vincenzo la Costa (CS)
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